Archivio di maggio, 2016

Reportage dal Parrot Cay di Turks & Caicos

17.05.2016

Leggo su TTG Italia, la testata giornalistica più diffusa tra gli operatori del turismo, che nel 2016 gli italiani hanno scoperto i Caraibi di Turks & Caicos.

Beh…lo immagino! Le isole e il mare di Turks&Caicos sono una vera meraviglia che ho avuto il piacere di scoprire nel 2014 ospite di Comohotels al Parrot Cay by Como di Turks&Caicos. E’ stata un’esperienza fantastica.

Accompagnati da Sonia Travaini, responsabile di Comohotels per il mercato italiano, insieme ad un gruppo di colleghi del settore abbiamo toccato con mano cosa significa una vera vacanza Luxury dallo stile semplice ed elegante: cibo salutare, wellness di altissimo livello (como shambala) e soprattutto silenzio, mare e natura incontaminata.
E’ questa la caratteristica dei Comohotels e il Parrot Cay ne è l’esempio perfetto.

Parrot Cay è una delle isole private di Turks & Caicos situata nei Caraibi settentrionali, circondata da candide spiagge e da un mare calmo e trasparente. Per intenderci siamo all’altezza della parte meridionale di Cuba e a nord di Santo Domingo.

Più di 1000 acri di terreni incontaminati, paludi naturali ed una lunga spiaggia dalla sabbia finissima. L’isola si gira tranquillamente in bicicletta.

A Parrott Cay ci sono diverse possibilità di sistemazioni e noi abbiamo soggiornato in una spettacolare 2 bedroom beach house con un proprio angolo di paradiso riservato, una grande piscina solo per noi e tanto tanto silenzio. Una vera meraviglia!
Dalla nostra beach house potevamo raggiungere in pochi passi la spiaggia semi deserta con un mare cristallino, fondali bassi e acqua piacevolmente calda. Tutto intorno solo vegetazione rigogliosa, qualche uccellino, silenzio e il mare.

Il risveglio al mattino era dato dal nostro maggiordomo, si il maggiordomo….una simpatica ragazza balinese che ci assisteva e ci ricordava gli appuntamenti della giornata.
Il salone principale della casa si affacciava sulla piscina privata. Ai lati del salone si aprivano le due camere con letto a baldacchino avvolto da tende impalpabili mosse dal vento.

Cibo salutare dicevo: a colazione qualsiasi tipo di semi, semini, noci, nocciole, fichi secchi, frutta fresca e secca, succhi freschi di ogni genere, frullati di frutta fresca; insomma un inno alla cucina salutare, poca carne, molte verdure preparate in modi diversi.

L’isola è la prediletta di alcuni attori e personaggi famosi e durante il soggiorno ho potuto “calpestare” la moquette del soggiorno e delle camere da letto della villa privata di Bruce Willis….

Insomma un paradiso. Un’esperienza che rimarrà per sempre.
Se sei incuriosito chiamaci: +39 3395259031

TourAround in Ungheria con la Società Valsesiana di Cultura

10.05.2016

Piera Mazzone, Direttrice della Biblioteca Civica “Farinone Centa” di Varallo provincia di Vercelli, è un’appassionata ricercatrice specializzata in storia della Valsesia, nonchè vicepresidente della Società Valsesiana di Cultura di Borgosesia Vercelli www.societavalsesiana.com.

Instancabile viaggiatrice e “giornalista di viaggio” per la Società di Cultura, Piera puntuale al rientro da ogni viaggio, riassume l’esperienza del gruppo raccontando il paese, la storia, l’arte, i personaggi e le curiosità dei luoghi visitati.

I suoi resoconti sono un invito concreto alla scoperta degli itinerari percorsi. Ecco il testo integrale del resoconto dell’ultimo viaggio in Ungheria della Società Valsesiana di Cultura dal 2 al 7 maggio 2016 curato, come sempre ormai da anni, da Rossana Faggian di TourAround.
Buona lettura!

” IN UNGHERIA CON LA SOCIETA’ VALSESIANA DI CULTURA
La Società Valsesiana di Cultura nel suo programma di aggiornamento culturale prevede anche l’organizzazione di viaggi a tema. Nell’ottobre 2015 seguendo il Danubio si erano visitate Vienna e Bratislava, dal 2 al 7 maggio un gruppo di soci seguendo questo fiume “bisnominis”, Danubio e Istro, come lo chiamava Ovidio – acqua che trascina la civiltà tedesca verso oriente e la mescola ad altre civiltà, in tante meticce metamorfosi, nelle quali la storia si dipana – è giunto in Ungheria, un paese poco conosciuto, ma del quale sono stati evidenziati i molteplici legami con l’Italia.
Arrivando a Budapest, la capitale, si ha subito coscienza di addentrarsi in un’Europa parzialmente altra, per dirla con Claudio Magris: “Un crogiolo composto di elementi diversi da quelli che impastano l’argilla occidentale”. A guidarci un magiaro, Peter, che ha saputo svelare le molte anime di questo paese che, dopo il crollo dell’Unione Sovietica – orbita in cui fu inserito dopo la seconda guerra mondiale, con solo una brevissima parentesi concretizzata nell’insurrezione del 1956, soffocata nel sangue – vive una difficile crescita economica, ma si distingue per la riapertura culturale che si manifesta nel fervore dei restauri che propongono un’immagine nuova del paese, riscoprendone le radici più profonde. La guida era al contempo erede asburgico e uomo del futuro, perché aveva imparato a vivere senza futuro, nell’interruzione di ogni continuità storica. Nei brevi giorni del nostro soggiorno ha fatto emergere le stratificazioni nate da ondate di invasioni e di stirpi diverse: unni e avari, slavi e magiari, tartari e cumani, turchi e tedeschi, migrazioni che hanno portato culture diverse e insegnato a convivere sullo stesso territorio, mentre alcune scelte del presente governo risultano incomprensibili per la loro chiusura. L’Ungheria, che nella sua storia superò sconfitte pesantissime, ma seppe sempre conservare la propria identità, suggerisce quale forza potrebbe e dovrebbe avere l’Europa, se davvero operasse in modo sinergico e unitario.
A Budapest la musica è dappertutto: il musicista Listz qui viene sempre chiamato Ferenc, Francesco in ungherese, perché è nato in Ungheria ed è giustamente considerato una gloria nazionale. Nella cena musicale al ristorante Callas, nome giocato sull’ambivalenza del fiore simbolo dello stile liberty e della grande soprano, pianoforte, violoncello e due violini hanno offerto un omaggio alla musica italiana e alla tradizione ungherese.
Sul trono di Ungheria ci furono anche sovrani di sangue italiano. La seconda metà del Quattrocento con Mattia Corvino fu il periodo d’oro di questo paese, segnato da intensi rapporti con l’Italia e in particolare con la corte di Federico di Montefeltro: Re Mattia creò una splendida corte e un palazzo al quale concorsero alcuni tra i migliori artisti italiani. La bandiera ci accomuna all’Ungheria: è uguale al nostro tricolore, ma posta in orizzontale, mentre è incomprensibile la lingua, che fa parte della cultura orientale. “I ragazzi della Via Pal” di Ferenc Molnar, fu un romanzo di avvicinamento culturale e politico fra i due paesi avvenuto nel 1922, parallelamente fu fatto conoscere “Cuore” di De Amicis. Negli anni Trenta molti architetti ungheresi si formarono in Italia e portarono nella loro patria idee e stili d’arte.
Budapest è la più bella città del Danubio, profuma di signorilità e imponenza, che si traduce nell’eclettismo storicistico dell’architettura: dal teatro dell’Opera costruito da Miklos Ybl in stile rinascimento, (dove abbiamo avuto la sorpresa di un duetto tra un tenore e una soprano, proprio sullo scalone monumentale), al nuovo Parlamento gotico-barocco di Imre Steidl, che si affaccia sul Danubio di fronte al Palazzo Reale e custodisce un tesoro-simbolo della nazione unghererese che abbiamo potuto ammirare: la corona di Santo Stefano. Ybl ricostruì in stile neorinascimentale la Basilica di Santo Stefano, il più importante edificio cattolico di tutta l’Ungheria, iniziata nel 1851 terminata solo nel 1905. Nel cuore del quartiere artistico si snoda l’Andrassy Ut, patrimonio tutelato dall’Unesco dal 2002, realizzato nel XIX secolo, sul quale si affacciano splendidi palazzi borghesi neorinascimentali.
L’incanto della notte è stato cullato dalla crociera sul Danubio: la collina dove si distende Buda, dichiarata nel 1987 dall’Unesco patrimonio dell’Umanità, mostrava il Bastione dei Pescatori e le cupole illuminate del Palazzo Reale e la guglia della chiesa di Mattia Corvino, dove il re Mattia sposò Beatrice di Aragona nel 1474, e nel 1867 Francesco Giuseppe I e Sissi furono incoronati sovrani di Ungheria, con Liszt all’organo. Questa straordinaria chiesa, ponte tra Oriente e Occidente, fu profondamente restaurata nel XIX secolo in stile neogotico. La barca scivolava silenziosa sotto i famosi i ponti, dei quali il più suggestivo è il Ponte delle Catene con i suoi leoni di pietra e la sua ghirlanda luminosa, che fu anche il primo ad unire Buda con Pest nel 1849.
Al famoso caffè pasticceria Gerbeaud passa un pezzo della storia del paese, così come a Piazza degli Eroi, o Piazza del Millennio, in cui un grandioso e composito monumento commemora il millenario della conquista magiara del bacino dei Carpazi e il 16 giugno 1989, alla presenza di una folla imponente si celebrarono i funerali nazionali di Imre Nagy. Nel vicino Parco Municipale la Ruota del Tempo è la clessidra più grande del mondo, alta otto metri e tagliata in sessanta tonnellate di granito, fu inaugurata il 1 maggio 2004 per celebrare l’ingresso dell’Ungheria nella U.E.
Uno dei monumenti più toccanti della città, realizzato nel 2005 dallo scultore Gyula Pauer, raffigura sessanta paia di vecchie scarpe di metallo buttate alla rinfusa lungo le rive del fiume, per ricordare le migliaia di ebrei ungheresi fucilati e buttati nel fiume dalle milizie del partito fascista ungherese, le Croci frecciate.
Il viaggio è proseguito verso l’ansa del Danubio: Eszergom, prima capitale dell’Ungheria, dove Geza, principe degli ungari giunti dalle steppe russe sotto la guida di Arpad, stabilì la sua residenza e la sua corte nel 973, luogo in cui nacque suo figlio, Stefano il Santo, il primo re d’Ungheria. Ora la città è la sede ufficiale del Cardinale d’Ungheria. Una imponente basilica neoclassica, consacrata nel 1856, inaugurata con una messa composta e suonata da Liszt, custodisce tesori artistici importanti come il calvario di Mattia Corvino, la croce apostolica d’Ungheria. Nella chiesa inferiore riposa il cardinal Mindzenty, che si oppose duramente al regime staliniano, fu imprigionato e torturato e morì in esilio a Vienna.
La vera sorpresa di questa immensa chiesa, che fa capire il livello culturale dell’Ungheria nel Cinquecento, è la cappella Bakocz, una cappella rinascimentale cui lavorarono artisti italiani, che fu smontata in milleseicento pezzi e poi rimontata pezzo a pezzo nella nuova basilica. La successiva tappa è stata Visegrad, toponimo di origine slava che significa città alta, città fortificata, con la visita al palazzo reale trasformato in stile rinascimentale e residenza estiva di Mattia Corvino, restaurato nel 2000. Szentendre, Sant’Andrea, la Montmartre del Danubio, è un borgo pittoresco barocco-rococò, enclave serbo-dalmata di fine Seicento, epoca in cui la cittadina accolse molti profughi dai Balcani che fuggivano dinanzi ai Turchi, oggi località animata dall’insediamento di numerosi artisti e ceramisti che espongono le loro opere nelle gallerie che si affacciano sulle stradine acciottolate del paese. Una vera scoperta è stata la ceramista Margit Kovacs, le cui opere esposte permanentemente nella casa settecentesca, nota come casa del commerciante serbo Vazul, in cui una delle cifre connotative è la sofferenza, muta ed inesplicabile, il dolore di una grande maternità che crea vita, ma anche nuova pena. Il silenzio che aleggia nelle sale e illumina le opere esposte racchiude l’enigma della felicità e della leggerezza, che l’artista trasmette in alcune delle sue opere più significative.
Il viaggio è proseguito nella regione del Balaton, scoprendo località balneari famose. Tihany, situata sull’omonima penisola è un’abbazia fondata nell’XI secolo dai benedettini, che oggi racchiude un museo e la tomba del re fondatore Andrea II. Le caratteristiche case con il tetto di canne con al centro una croce come protezione spirituale contro gli incendi, ospitano molti pescatori: il nostro menu prevedeva proprio il raffinato luccioperca.
Nell’angolo più occidentale del lago: Keszthely, che oggi è un attivissimo centro culturale. I conti Festetics, costruttori dell’omonimo castello settecentesco – famoso per la sua biblioteca di grande prestigio, rimasta miracolosamente intatta nel periodo comunista perché l’accesso fu murato da un ufficiale russo – nel 1779 fecero aprire la prima Università di Agricoltura in Europa e il conte annualmente invitava personalmente i poeti ungheresi per leggere le loro composizioni nei Giorni Heliconiani.
L’ultima tappa del viaggio è stata la “capitale del Sud”: Pecs, fondata dai Celti nella fertile pianura fra il Danubio e la Drava, ai piedi delle colline di Mecsek che la proteggono, celebrata fin dal Medioevo per il suo clima, le sue tradizioni culturali, la sua università fondata nel 1367, prima in Ungheria e quarta nella Mitteleuropa. Oggi Pecs è una città universitaria molto vivace, con un’intensa vita culturale. Nel 2004 e nel 2007 fu classificata terza e poi quarta città più vivibile al mondo, proprio per l’offerta culturale, i parchi e la capacità di convivenza: una città all’insegna della collaborazione e dell’accoglienza tra i popoli. L’imponente moschea costruita dal pascià Gazy Kassim, oggi chiesa cristiana è stata accuratamente restaurata, mantenendo le decorazioni del periodo islamico, facendola diventale la moschea di questa forma più settentrionale d’Europa. Nella cattedrale di San Pietro e Paolo abbiamo potuto ascoltare un concerto d’organo, eseguito su un grandioso Angster, prodotto nell’omonima manifattura di Pecs. Molto interessante è stata la visita alla necropoli paleocristiana del IV secolo di Pecs: nelle camere sepolcrali si possono ammirare gli affreschi meglio conservati di tutta l’Europa centrale. Il sito è patrimonio universale UNESCO.
A Pecs non poteva mancare una visita alla Manifattura di porcellana Zsolnay, sorta nel 1868, dove è conservata la preziosa Collezione Gyugyi, raccolta da un americano di origine ungherese che l’ha donata alla sua città d’origine. La Manifattura di porcellana Zsolnay produce anche magnifici smalti e maioliche che decorano molti edifici ungheresi: la maiolica pirogranitica non si altera in alcun modo all’esterno e crea raffinati effetti cromatici.
Per la serata di arrivederci una raffinata cena e un brindisi presso la Littke Pezsgohaz, produttrice di uno spumante tanto famoso da essere apprezzato dall’imperatore Francesco Giuseppe, che lo incluse tra i vini serviti a corte.
Piera Mazzone”

Vuoi saperne di più su questo itinerario? Leggi qui le tappe del viaggio di Piera Mazzone e della Società Valsesiana di Cultura.
Per informazioni sui viaggi della Società Valsesiana di Cultura chiama il numero 016322380 oppure il 3395259031.

Dal 1990 la Società Valsesiana di Cultura pubblica un periodico annuale, De Valle Sicida, che negli anni ha presentato una consistente ricchezza di studi inediti sulla Valsesia. Alla pubblicazione del periodico annuale partecipa attivamente anche la Dott.ssa Piera Mazzone.