In Toscana con la Società Valsesiana di Cultura

29.07.2016

Ancora un’affascinante racconto di Piera Mazzone, Direttrice della Biblioteca Civica “Farinone Centa” di Varallo provincia di Vercelli, appassionata viaggiatrice e “giornalista di viaggio” della Società Valsesiana di Cultura. Questa volta si parla di Toscana e alcuni luoghi meno visitati: Villa Torrigiani, i giardini storici di Villa Garzoni, Pistoia, la Villa medicea di Poggio a Caiano……ma anche un assaggio di vera cucina toscana presso lo storico Ristorante Da Delfina di Artimino, una tappa imperdibile per l’anima e per il palato.

Leggiamo qui sotto il testo integrale del resoconto dell’ultimo week end in Toscana svolto dalla Società Valsesiana di Cultura dal 23 al 24 luglio 2016, accompagnato dall’instancabile Sandra Muzio Zuccoli e seguito da TourAround.

Piera Mazzone chiude il suo racconto con una riflessione molto vicina al pensiero di TourAround.  Ve la riporto qui di seguito:
“Questa “gita” ci ha riportati a quella “civiltà delle ville” nata in un mondo che manteneva uno stretto contatto con la natura, inducendo negli animi pace e serenità, elementi dei quali oggi si avverte il bisogno”

Buona lettura!

IN VIAGGIO IN TOSCANA: TRA LE VILLE E A PISTOIA

Il tradizionale viaggio di mezz’estate organizzato dalla Società Valsesiana di Cultura quest’anno ha avuto come meta la città di Pistoia, che sarà la Capitale Italiana della Cultura nel 2017, con momenti di loisir dedicati al “vivere in Villa”, attraverso visite guidate ad alcune famose ville della Lucchesia e alla villa medicea di Poggio a Cajano.
Il 23 luglio un nutrito ed affiatato gruppo di soci e simpatizzanti della Società è partito per la Toscana, immergendosi nelle campagne assolate, riposando tra giardini rigogliosi, cuore pulsante di nobili dimore, mirabilmente incastonate nel paesaggio naturale.

Tra le ville della Lucchesia meritano una visita la Villa Torrigiani di Camigliano, oggi di proprietà della famiglia Colonna di Stigliano, che ancora la abita nei mesi estivi e l’aprì al pubblico nel 1967. La villa fu realizzata agli inizi del Cinquecento come residenza estiva della famiglia Buonvisi, acquistata nel 1636 dal Marchese Nicolao Santini, “ambasciatore” della Repubblica di Lucca alla corte del Re Sole a Versailles, che iniziò la trasformazione del Parco con le grandi vasche progettate dal famoso architetto dei giardini Le Notre, in cui si specchia l’imponente facciata barocca, e la creazione del Giardino “Teatro di Flora” con i giochi d’acqua, tema decorativo degli affreschi interni a trompe l’oeil di Pietro Scorzini.
L’aspetto attuale del parco rispecchia l’assetto novecentesco e il riadattamento alla moda inglese, a prato con grandi alberi monumentali.

Collodi è noto come il paese di Pinocchio: il padre dello scrittore Carlo Lorenzini era giardiniere a Villa Garzoni e certo il figliolo fu affascinato da quell’architettura, completata dal giardino barocco, colmo di simbolismi e di giochi d’acque.
Alla sommità dei giardini ci sono i “bagnetti”, restaurati recentemente, comprendenti i bagni dei cavalieri, delle dame e quelli comuni, con anche il sopralzo per i musici: in queste vasche i frequentatori del giardino potevano rinfrescarsi e sollazzarsi.
Oggi, ad accrescere il fascino di questo luogo è stato realizzato un padiglione vetrato nel quale è stato ricreato un lussureggiante giardino tropicale, animato dal volo di centinaia di farfalle colorate e di uccelli granivori, che incantano per la socievolezza e per la perfezione dei colori del piumaggio e per il canto.

La mattinata di domenica è stata dedicata a Pistoia, una città di origine romana cui male incorse il carattere litigioso degli abitanti, che la portarono a perdere l’indipendenza e ad essere assoggettata al dominio fiorentino. La presenza in città di una reliquia dell’apostolo Giacomo, chiamato Jacopo alla latina, ne fece un centro d’attrazione per i pellegrini che percorrevano la Via Francigena e la arricchì di un gran numero di chiese: si arrivò a centoventiquattro edifici sacri.
La Pistoia che ci ha fatto conoscere ed amare la nostra guida, la colta e spiritosa Laura, si preparava a festeggiare il Santo Patrono con la giostra in Piazza e la statua del Santo, che svetta su una delle due guglie della facciata, vestita con il tradizionale mantello rosso dei pellegrini ornato con la conchiglia.
All’interno del duomo, dedicato a San Zeno, che avrebbe salvato la città da una disastrosa alluvione, si può ammirare un prezioso altare dedicato a San Giacomo, in lamina d’argento sbalzata, mentre la reliquia, l’apofisi mastoidea, è custodita in un prezioso reliquiario antropomorfo, opera della bottega del Ghiberti. Nel duomo è seppellito il giurista e poeta Cino da Pistoia amico di Dante e di Guinizzelli, che seppe innovare i canoni del Dolce Stil Novo, ma per noi valsesiani la visita alla cripta ha un significato particolare perché accoglie le spoglie di Monsignor Mario Longo Dorni, che fu parroco di Borgosesia negli anni tragici della guerra e offrì la sua vita per salvare uno degli ostaggi che furono uccisi alla Torre campanaria. Nel 1954 Longo Dorni divenne vescovo di Pistoia, città dove morì nel 1985.

Da Piazza del Duomo attraverso viuzze dai nomi pittoreschi, si passa a Piazza della Sala, sito della Sala Regis, il palazzo del gastaldo longobardo, incorniciata da storiche botteghe, con sportelloni in legno, bancali in pietra e tettoie fortemente sporgenti sorrette da mensoloni di legno, così rimaste dall’età medievale, infatti il luogo è sede del mercato dall’XI secolo. Nella chiesa di Sant’Andrea è custodito uno dei cinque pulpiti di Giovanni Pisano, un capolavoro assoluto di architettura e di scultura, opera di un artista che nel Trecento osò proporre soluzioni figurative di straordinaria modernità, concentrando in un’unica formella centinaia di figure scolpite: impressionante il Giudizio Universale con la sorte dei buoni e quella riservata ai malvagi in un’unica scena.
L’ospedale del Ceppo, nome derivante dall’usare un tronco cavo per le elemosine, fondato nel 1277, ampliato nel 1348, all’epoca della Grande Peste, ristrutturato tra il 1451 e il 1456 con la supervisione di Michelozzo, fu un’istituzione prestigiosa e ricchissima. La carica di “spedalingo” era molto ambita: i litigi tra i vari contendenti causarono il passaggio alle dipendenze del’Arcispedale fiorentino di Santa Maria Nuova. Il loggiato dell’Ospedale è ornato da un fregio di scuola robbiana, eseguito nel Cinquecento, con la complessa tecnica della terracotta invetriata, da Santi Buglioni, raffigurante le sette Opere di Misericordia con una freschezza espressiva e coloristica che lo rendono modernissimo.

Sulla collina di Artimino, dove sorge la dimora medicea chiamata La Ferdinanda, abbiamo pranzato in una trattoria storica: “Da Delfina”, dove “il Cioni” ha presentato la vera cucina toscana, facendo gustare l’autentica “ribollita” e la “fiorentina” accompagnata dai fagioli toscani.

Lasciato il colle, dopo un ultimo sguardo alle aree archeologiche ricche di testimonianze della civiltà etrusca, ci siamo trasferiti a Poggio a Cajano per visitare la villa fatta costruire da Lorenzo il Magnifico al suo architetto di fiducia, Giuliano da Sangallo, per sostituire un vecchio castellare con una costruzione grandiosa che diverrà il paradigma della villa extraurbana dell’età dell’Umanesimo: non più la villa-fortezza, ideato secondo il modello del Vitelozzi, ma una nuova tipologia di Villa che conquista un innovativo rapporto con lo spazio circostante, che domina e contempla al tempo stesso. Le grandi sale dell’appartamento al piano terra furono teatro dell’amore tra la veneziana Bianca Cappello e il Granduca Francesco I: i due morirono di febbri malariche il 20 ottobre 1587, a distanza di poche ore l’uno dall’altra. Dopo l’unità d’Italia e il trasferimento della capitale da Torino a Firenze, la villa divenne residenza di caccia del primo re d’Italia, Vittorio Emanuele II, che l’abitò con la moglie morganatica, la “Bela Rusin”. Donata allo Stato nel 1919, dal 1984 è museo nazionale.
Meraviglioso è il fregio in terracotta policroma che corre sul frontone principale, oggi sostituito con una copia di Ginori, mentre l’originale è conservato in una sala interna: la tematica è intrigante e misteriosa, ma pare racconti la platonica scelta delle anime tra il bene e il male.
La villa è arricchita da un parco all’inglese con grandi alberi e da un giardino all’italiana, corrispondente al giardino cinquecentesco progettato da Niccolò Tribolo.

Questa “gita” ci ha riportati a quella “civiltà delle ville” nata in un mondo che manteneva uno stretto contatto con la natura, inducendo negli animi pace e serenità, elementi dei quali oggi si avverte il bisogno. Piera Mazzone”

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