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Una App per pianificare i viaggi in bici lungo la ciclabile della Cortina di ferro

07.06.2017

“Una App per pianificare il viaggio in bici lungo la ciclabile della Cortina di Ferro, la Iron Curtain Trail?”

Bisogna dire che è stato proprio un progetto ambizioso, quello proposto in Parlamento dal deputato tedesco Michael Cramer, che nel 2005 vide nella “Iron Curtain Trail” un modello di turismo sostenibile da sviluppare. Da anni ormai, la cortina di ferro si è trasformata in Iron Curtail Trail, un sentiero/pista ciclabile, il più lungo del progetto EuroVelo, che si snoda lungo quasi 10000 km a partire dal Mare di Barentz, attraversa l’Europa per raggiungere poi il Mar Nero.
E come spesso accade, quello che era considerato un confine di sofferenza, oggi è un’area di straordinaria bellezza, una zona verde con un habitat speciale per piante e animali grazie a decenni di isolamento.
“La nuova App di Eurovelo “Eurovelo 13 – Iron Curtain Trail”, leggiamo sul sito www.eunews.it, offre al ciclista/turista una visione globale del percorso e, ad ogni tappa del viaggio, diversi link più specifici che aiutano a trovare informazioni dettagliate per ogni paese e regione. L’App ha, inoltre, una mappa interattiva che mostra il dislivello per ogni parte del tragitto, che segnala i maggiori punti di interesse lungo la strada e lo stato attuale dell’itinerario per ogni paese, indicando se si tratta di piste ciclabili “certificate da Eurovelo” o non ancora. Le tratte rosse, ossia ancora in “stato di progettazione”, sono ancora molte, ma almeno sono ben segnalate.”

“Ungheria insolita” è il percorso storico-naturalistico lungo la tratta dell’Iron Curtain Trail che corre lungo il confine tra Austria nel verde Burgenland e Ungheria,  che TourAround propone in collaborazione con Fiab Mogliano Veneto Vivere la bici alla scoperta della Iron Curtain Trail, dal 22 al 29 luglio 2017 con mezzo riservato e carrello bici.

Leggi l’articolo sulla nuova App della Iron Curtain Trail su www.eunews.it

Ptrebbe interessarti anche  www.lifegate.it

Scopri il programma della ciclovacanza Ungheria insolita su www.touraround.it dal 22 al 29 luglio 2017, abbiamo ancora pochi posti disponibili!
Ti aspettiamo

Perchè scegliere una ciclovacanza d’estate tra Austria e Ungheria?

26.03.2017

“Ma se oggi abbiamo fatto colazione in Ungheria, a mezzogiorno pranzeremo in Austria? La natura qui è troppo bella, ci fermeremo nel bosco ovunque ci troveremo”

Una ciclovacanza nella Pannonia ungherese e austriaca è l’occasione giusta per rigenerarsi al ritmo della natura.
Numerosi sono i parchi che si attraversano seguendo il confine: dal Parco Nazionale Orsegi vero fiore all’occhiello ungherese, al Natur Park Irottko dove sbizzarrirsi tra un sentiero e l’altro in bicicletta o a piedi, le foreste di betulle attraversate dalla Eurovelo13 la ciclabile della cortina di ferro “Iron Curtain Trail”, e l’immensa piatta pianura dove liberi sfrecciano branchi di caprioli.
Ricordo la sera del nostro arrivo a Szentgotthard quando, attraversando il parco Orsegi, mille occhi ci osservavano illuminati dai fari dell’auto.

Lo stupore di questi luoghi continua all’ingresso dei centri medievali di Koszeg, Sopron e Rust. Architetture barocche ci avvolgono: cupole, campanili, archi, ponti, stradine acciottolate dove passeggiare in silenzio. La tranquillità di questi posti è stata scelta anche dalle cicogne che vanno ad abbellire i camini con i loro nidi.

Il Transdanubio occidentale ungherese e il Burgenland austriaco sono anche ottimi centri vinicoli dove degustare vini locali come il Pinot nero e il Pannobile rosso, che vengono degustati insieme al tipico piatto ungherese, Goulash con Nokedli-galuska, spezzatino e gnocchetti bianchi buonissimi (una specie di spatzle). Per non parlare dei dolci che risentono dell’influenza austriaca e si presentano come un tripudio di cioccolato, panna e frutti di bosco, Krapfen con o senza marmellata, pastine di ogni genere e brioche dolci e salate.

Le terme sono sempre presenti e ogni hotel o struttura ricettiva ha il proprio centro benessere con saune di vario tipo e piscine di acqua termale.

E che dire del lago di steppa Neusiedlersee? E’ il paradiso degli amanti del birdwatching. La parte inferiore del lago si trova in territorio ungherese (a pochi km dalla “reggia di Versailles ungherese” l’antica residenza del conte Esterazy), mentre il restante 70% in Austria. Numerose torrette e punti di avvistamento sul lago e sui canneti, danno la possibilità di deliziarsi dal continuo andirivieni di centinaia di specie di volatili che qui scelgono di riposarsi e nidificare durante la loro annuale migrazione.
E ritorniamo al ritmo della natura…….

Link utili:
www.naturpark.hu
www.orseginemzetipark.hu
www.orseg.info
www.neusiedlersee.com

 

Scopri qui il nostro programma nella Pannonia ungherese e austriaca in collaborazione con Fiab Mogliano Veneto Vivere la bici
Ti aspettiamo il 22 luglio 2017 in partenza  per l’Ungheria!

p.s. Pannonische Natur Erlebnis Tage 7-9 april 2017. Giornate di incontro con la natura in Pannonia 7-9 aprile 2017

 

La RADRACE #MUCVCE fa tappa a Vittorio Veneto

20.01.2017

Touraround ha partecipato all’interessante incontro svoltosi a Vittorio Veneto riguardante l’evento del prossimo settembre 2017 RADRACE #MUCVCE.
Circa 500 cicloturisti provenienti da Monaco di Baviera e dintorni, nel loro percorso verso la laguna di Venezia faranno tappa nell’amena cittadina dell’alta marca trevigiana, Vittorio Veneto.

L’ormai famosa (a livello europeo) ciclovia Monaco – Venezia con i suoi 570 km entra nel territorio italiano attraverso il Brennero per poi scendere a Bressanone, piega decisamente per percorrere la val Pusteria fino a Dobbiaco e poi scende giu’ fino a Cortina. Ancora a sud fino a Ponte nelle Alpi quindi Vittorio Veneto e Treviso. Qui vengono proposti due percorsi per raggiungere Venezia. Per Vittorio Veneto è un’ottima occasione per mostrarsi in tutto il suo fascino ed efficiente all’accoglienza.

Oggi TourAround vuole concentrarsi su un poco valorizzato tratto della ciclovia; la Perarolo di Cadore – Sella di Fadalto. Questo tratto di strada, stretto tra i monti e ormai reso veloce da lunghe gallerie, viene percorso velocemente in macchina…quasi fosse un “intralcio” ……

Il nostro viaggiare lento, immersi nella natura assaporando colori e profumi che ci circondano, ci fa scoprire un territorio ricco di storia.
E inevitabilmente la mente si sofferma sul fatto che stiamo costeggiando il fiume Piave sacro alla Patria in memoria dei combattimenti di cui fu teatro durante la prima guerra mondiale.
L’ arrivo a Longarone ci ricorda il triste disastro della diga del Vajont, magistralmente raccontato da Marco Paolini nel suo monologo tetrale nel quale è riuscito ad incantarci descrivendoci il coraggio e la forza di chi ha subito la tragedia.
Tornando a Perarolo, posizionato alla confluenza del torrente Boite col fiume Piave, ci ricorda che qui iniziava l’avventurosa navigazione su zattere del legname proveniente dal Cadore verso la laguna di Venezia. L’enorme quantità di legname ha consentito alla Serenissima di essere ciò che è stata : la regina dei mari. I pregiati alberi, una volta giunti all’Arsenale venivano trasformati in remi, alberature e possenti imbarcazioni.
Quindi, un percorso storico-paesaggistico e naturalistico molto importante da valorizzare e conservare.

Chiedici maggiori info sulla Muenchen-Venezia, saremo lieti di aiutarti!
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A breve inseriremo una gita in collaborazione con Fiab Mogliano Veneto, proprio sulla ciclabile Monaco-Venezia.

Buy Cycling Tourism and Travel #CTT

05.10.2016

A Nervesa della Battaglia in provincia di Treviso, presso l’Hangar Fondazione Jonathan Collection, il 1° workshop dedicato al cicloturismo organizzato da Marca Treviso, sul #cicloturismo e sulla #ciclovia Monaco-Venezia #MUNVEN.

Un luogo originale ed insolito per questo workshop. Un campo volo privato dove è stato ricostruito un hangar della Prima Guerra Mondiale che custodisce esemplari originari e riproduzioni di aerei d’epoca.

Un primo workshop sul cicloturismo in provincia di Treviso. Forse ci stiamo arrivando anche noi.

Il viaggio di nozze alle Seychelles di Sara e Nicola

18.09.2016

Ormai ci siamo.
Mancano pochi giorni alle nozze di Sara e Nicola, una coppia veramente speciale.

Sara e Nicola hanno scelto le Seychelles per il loro viaggio di nozze, e questa destinazione si accorda perfettamente con la loro filosofia di vita.
Una natura in gran parte incontaminata, una vegetazione unica e un mare che incanta con le sue sfumature dal blu cobalto al turchese, dall’azzurro al verde brillante.  Ma soprattutto la possibilità di vivere il fascino di questa piacevole destinazione in tranquillità e in libertà.

Questo insieme di 115 isole e isolette granitiche e coralline nel cuore dell’Oceano Indiano, appena sotto la linea dell’equatore, ha una superficie di 455km2 e racchiude un’arcipelago di rara bellezza e un’importante diversità biologica data da foreste lussureggianti e calde acque cristalline.

I nostri ragazzi sono in partenza il 3 ottobre 2016 e hanno scelto di soggiornare a Praslin, la Digue e Mahè. In perfetto stile TourAround desiderano vivere questo viaggio alle Seychelles in maniera autentica entrando in contatto con la natura rigogliosa delle isole e i loro abitanti.

Prima tappa, l’isola di Praslin. Una carrellata di spiagge dell’isola? La piccola e deserta spiaggia di Anse Bateau, Anse Boudin con vista sull’isola di Curieuse, Anse Georgette considerata una delle attrazioni principali delle Seychelles. E poi Anse l’Amour in una baia di pescatori nel sud est di Praslin, e Anse Pasquière ideale per osservare la fauna selvatica.

Diverse isole sono proprietà privata, altre invece si possono visitare. L’isola di St. Anne, sede di un parco nazionale e stata la prima ad essere colonizzata nel 1770. Silhouette invece è un Parco Marino e l’area terrestre è protetta per le sue specie animali e vegetali endemiche. Delle escursioni organizzate portano all’isola di Curieuse, con la gigante foresta di mangrovie e le tartarughe giganti, e a Bird Island con le sette splendide spiagge.

La Digue, il cuore del viaggio. La piccola isola di La Digue è la seconda tappa del viaggio di Sara e Nicola. Qui si deve assolutamente vedere Anse Source d’Argent, una delle spiagge più fotografate grazie alla sabbia bianchissima e alle rocce granitiche. Tra i luoghi più tranquilli di La Digue c’è la selvaggia Petite Anse e da vedere Anse Marron con le piscine naturali separate dal mare da splendide rocce granitiche.

La cucina creola riflette la grande diversità di razze che formano la popolazione delle Seychelles. Dalle delicate sfumature della cucina francese agli aromi esotici della cucina indiana, dai sapori piccanti dei piatti asiatici alle tradizioni della cucina inglese. L’utilizzo delle spezie contraddistingue la cucina creola.

Mahe, ultima tappa. La spiaggia di Beau Vallon, nel nordovest di Mahé è l’ideale per gli sport acquatici e per i numerosi servizi che offre……….ma….decisamente troppo affollata. Chi preferisce mete meno affollate può scegliere le belle Anse à la Mouche sulla costa occidentale, Anse aux Poules Bleues, Anse Baleine, piccola spiaggia isolata nel sud dell’isola principale, e l’incantevole Anse L’llot, nel nord ovest di Mahé. Ma a Mahè si deve vivere il mercato tradizionale, con l’atmosfera e la gente tipica di questi luoghi, ricolma di profumi e colori.

Tanti Auguri ragazzi!

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In Toscana con la Società Valsesiana di Cultura

29.07.2016

Ancora un’affascinante racconto di Piera Mazzone, Direttrice della Biblioteca Civica “Farinone Centa” di Varallo provincia di Vercelli, appassionata viaggiatrice e “giornalista di viaggio” della Società Valsesiana di Cultura. Questa volta si parla di Toscana e alcuni luoghi meno visitati: Villa Torrigiani, i giardini storici di Villa Garzoni, Pistoia, la Villa medicea di Poggio a Caiano……ma anche un assaggio di vera cucina toscana presso lo storico Ristorante Da Delfina di Artimino, una tappa imperdibile per l’anima e per il palato.

Leggiamo qui sotto il testo integrale del resoconto dell’ultimo week end in Toscana svolto dalla Società Valsesiana di Cultura dal 23 al 24 luglio 2016, accompagnato dall’instancabile Sandra Muzio Zuccoli e seguito da TourAround.

Piera Mazzone chiude il suo racconto con una riflessione molto vicina al pensiero di TourAround.  Ve la riporto qui di seguito:
“Questa “gita” ci ha riportati a quella “civiltà delle ville” nata in un mondo che manteneva uno stretto contatto con la natura, inducendo negli animi pace e serenità, elementi dei quali oggi si avverte il bisogno”

Buona lettura!

IN VIAGGIO IN TOSCANA: TRA LE VILLE E A PISTOIA

Il tradizionale viaggio di mezz’estate organizzato dalla Società Valsesiana di Cultura quest’anno ha avuto come meta la città di Pistoia, che sarà la Capitale Italiana della Cultura nel 2017, con momenti di loisir dedicati al “vivere in Villa”, attraverso visite guidate ad alcune famose ville della Lucchesia e alla villa medicea di Poggio a Cajano.
Il 23 luglio un nutrito ed affiatato gruppo di soci e simpatizzanti della Società è partito per la Toscana, immergendosi nelle campagne assolate, riposando tra giardini rigogliosi, cuore pulsante di nobili dimore, mirabilmente incastonate nel paesaggio naturale.

Tra le ville della Lucchesia meritano una visita la Villa Torrigiani di Camigliano, oggi di proprietà della famiglia Colonna di Stigliano, che ancora la abita nei mesi estivi e l’aprì al pubblico nel 1967. La villa fu realizzata agli inizi del Cinquecento come residenza estiva della famiglia Buonvisi, acquistata nel 1636 dal Marchese Nicolao Santini, “ambasciatore” della Repubblica di Lucca alla corte del Re Sole a Versailles, che iniziò la trasformazione del Parco con le grandi vasche progettate dal famoso architetto dei giardini Le Notre, in cui si specchia l’imponente facciata barocca, e la creazione del Giardino “Teatro di Flora” con i giochi d’acqua, tema decorativo degli affreschi interni a trompe l’oeil di Pietro Scorzini.
L’aspetto attuale del parco rispecchia l’assetto novecentesco e il riadattamento alla moda inglese, a prato con grandi alberi monumentali.

Collodi è noto come il paese di Pinocchio: il padre dello scrittore Carlo Lorenzini era giardiniere a Villa Garzoni e certo il figliolo fu affascinato da quell’architettura, completata dal giardino barocco, colmo di simbolismi e di giochi d’acque.
Alla sommità dei giardini ci sono i “bagnetti”, restaurati recentemente, comprendenti i bagni dei cavalieri, delle dame e quelli comuni, con anche il sopralzo per i musici: in queste vasche i frequentatori del giardino potevano rinfrescarsi e sollazzarsi.
Oggi, ad accrescere il fascino di questo luogo è stato realizzato un padiglione vetrato nel quale è stato ricreato un lussureggiante giardino tropicale, animato dal volo di centinaia di farfalle colorate e di uccelli granivori, che incantano per la socievolezza e per la perfezione dei colori del piumaggio e per il canto.

La mattinata di domenica è stata dedicata a Pistoia, una città di origine romana cui male incorse il carattere litigioso degli abitanti, che la portarono a perdere l’indipendenza e ad essere assoggettata al dominio fiorentino. La presenza in città di una reliquia dell’apostolo Giacomo, chiamato Jacopo alla latina, ne fece un centro d’attrazione per i pellegrini che percorrevano la Via Francigena e la arricchì di un gran numero di chiese: si arrivò a centoventiquattro edifici sacri.
La Pistoia che ci ha fatto conoscere ed amare la nostra guida, la colta e spiritosa Laura, si preparava a festeggiare il Santo Patrono con la giostra in Piazza e la statua del Santo, che svetta su una delle due guglie della facciata, vestita con il tradizionale mantello rosso dei pellegrini ornato con la conchiglia.
All’interno del duomo, dedicato a San Zeno, che avrebbe salvato la città da una disastrosa alluvione, si può ammirare un prezioso altare dedicato a San Giacomo, in lamina d’argento sbalzata, mentre la reliquia, l’apofisi mastoidea, è custodita in un prezioso reliquiario antropomorfo, opera della bottega del Ghiberti. Nel duomo è seppellito il giurista e poeta Cino da Pistoia amico di Dante e di Guinizzelli, che seppe innovare i canoni del Dolce Stil Novo, ma per noi valsesiani la visita alla cripta ha un significato particolare perché accoglie le spoglie di Monsignor Mario Longo Dorni, che fu parroco di Borgosesia negli anni tragici della guerra e offrì la sua vita per salvare uno degli ostaggi che furono uccisi alla Torre campanaria. Nel 1954 Longo Dorni divenne vescovo di Pistoia, città dove morì nel 1985.

Da Piazza del Duomo attraverso viuzze dai nomi pittoreschi, si passa a Piazza della Sala, sito della Sala Regis, il palazzo del gastaldo longobardo, incorniciata da storiche botteghe, con sportelloni in legno, bancali in pietra e tettoie fortemente sporgenti sorrette da mensoloni di legno, così rimaste dall’età medievale, infatti il luogo è sede del mercato dall’XI secolo. Nella chiesa di Sant’Andrea è custodito uno dei cinque pulpiti di Giovanni Pisano, un capolavoro assoluto di architettura e di scultura, opera di un artista che nel Trecento osò proporre soluzioni figurative di straordinaria modernità, concentrando in un’unica formella centinaia di figure scolpite: impressionante il Giudizio Universale con la sorte dei buoni e quella riservata ai malvagi in un’unica scena.
L’ospedale del Ceppo, nome derivante dall’usare un tronco cavo per le elemosine, fondato nel 1277, ampliato nel 1348, all’epoca della Grande Peste, ristrutturato tra il 1451 e il 1456 con la supervisione di Michelozzo, fu un’istituzione prestigiosa e ricchissima. La carica di “spedalingo” era molto ambita: i litigi tra i vari contendenti causarono il passaggio alle dipendenze del’Arcispedale fiorentino di Santa Maria Nuova. Il loggiato dell’Ospedale è ornato da un fregio di scuola robbiana, eseguito nel Cinquecento, con la complessa tecnica della terracotta invetriata, da Santi Buglioni, raffigurante le sette Opere di Misericordia con una freschezza espressiva e coloristica che lo rendono modernissimo.

Sulla collina di Artimino, dove sorge la dimora medicea chiamata La Ferdinanda, abbiamo pranzato in una trattoria storica: “Da Delfina”, dove “il Cioni” ha presentato la vera cucina toscana, facendo gustare l’autentica “ribollita” e la “fiorentina” accompagnata dai fagioli toscani.

Lasciato il colle, dopo un ultimo sguardo alle aree archeologiche ricche di testimonianze della civiltà etrusca, ci siamo trasferiti a Poggio a Cajano per visitare la villa fatta costruire da Lorenzo il Magnifico al suo architetto di fiducia, Giuliano da Sangallo, per sostituire un vecchio castellare con una costruzione grandiosa che diverrà il paradigma della villa extraurbana dell’età dell’Umanesimo: non più la villa-fortezza, ideato secondo il modello del Vitelozzi, ma una nuova tipologia di Villa che conquista un innovativo rapporto con lo spazio circostante, che domina e contempla al tempo stesso. Le grandi sale dell’appartamento al piano terra furono teatro dell’amore tra la veneziana Bianca Cappello e il Granduca Francesco I: i due morirono di febbri malariche il 20 ottobre 1587, a distanza di poche ore l’uno dall’altra. Dopo l’unità d’Italia e il trasferimento della capitale da Torino a Firenze, la villa divenne residenza di caccia del primo re d’Italia, Vittorio Emanuele II, che l’abitò con la moglie morganatica, la “Bela Rusin”. Donata allo Stato nel 1919, dal 1984 è museo nazionale.
Meraviglioso è il fregio in terracotta policroma che corre sul frontone principale, oggi sostituito con una copia di Ginori, mentre l’originale è conservato in una sala interna: la tematica è intrigante e misteriosa, ma pare racconti la platonica scelta delle anime tra il bene e il male.
La villa è arricchita da un parco all’inglese con grandi alberi e da un giardino all’italiana, corrispondente al giardino cinquecentesco progettato da Niccolò Tribolo.

Questa “gita” ci ha riportati a quella “civiltà delle ville” nata in un mondo che manteneva uno stretto contatto con la natura, inducendo negli animi pace e serenità, elementi dei quali oggi si avverte il bisogno. Piera Mazzone”

Leggi qui il programma di viaggio

Peloponneso al primo posto tra i luoghi da visitare 2016

13.06.2016

Prima o poi doveva succedere!
Il Peloponneso, ma in particolar modo la Penisola del Mani, doveva emergere e diventare un “Must do” anche tra i viaggiatori italiani.
E sembra sia giunto il momento: la famosa guida di viaggio Lonely Planet, mette al primo posto tra le top destination Europe 2016, il Peloponneso con una bella immagine delle case torri di Vathia, il villaggio turrita più fotografato del Mani.

La regione, sottolineiamo ancora una volta il Mani, da anni è la meta preferita di inglesi e altre genti nordiche forse anche perchè scelta come dimora dallo scrittore di letteratura di viaggio e instancabile viaggiatore a piedi Patrick Leigh Fermor (1913-2011).
A Kardamili, nel Mani, da poco si può visitare quella che era la sua abitazione donata in vita alla Fondazione Benaki di Atene, in modo che potesse essere utilizzata come casa-museo e da scrittori e poeti alla ricerca di un luogo dove meditare e alimentare lo spirito e l’anima. Ma non è finita qui. All’hotel Kalamitsi adiacente all’abitazione un tempo di Fermor, soggiornava spesso l’amico e compagno di passeggiate lungo i sentieri del Taygeto, Bruce Chatwin che qui ha scelto di disperdere le sue ceneri.

Che dire di questo luogo. Anche se parliamo di un territorio limitato come dimensione, sicuramente non basta un solo viaggio per visitarlo con cura.
Ed è assolutamente un viaggio dedicato agli amanti dei bei paesaggi, della natura selvaggia, del trekking, dell’incontro tra la montagna e il mare, della storia e anche dell’architettura perchè nelle valli del Mesa Mani, il deep Mani, è un susseguirsi di villaggi tradizionali (ce ne sono circa 100) costituiti interamente da case torri in pietra. Da rimanere a bocca aperta e senza parole.

Non ci resta che partire per il Mani e toccare con mano tutto ciò che vi abbiamo raccontato in questi mesi. Un viaggio da veri pionieri accompagnato dalla brillante archeologa Stefania Berutti, esperta di Grecia.  Leggi il programma sul Mani: www.touraround.it

leggi l’articolo su: www.lonelyplanetitalia.it
iscriviti alla nostra newsletter: www.touraround.it

 

Reportage dal Parrot Cay di Turks & Caicos

17.05.2016

Leggo su TTG Italia, la testata giornalistica più diffusa tra gli operatori del turismo, che nel 2016 gli italiani hanno scoperto i Caraibi di Turks & Caicos.

Beh…lo immagino! Le isole e il mare di Turks&Caicos sono una vera meraviglia che ho avuto il piacere di scoprire nel 2014 ospite di Comohotels al Parrot Cay by Como di Turks&Caicos. E’ stata un’esperienza fantastica.

Accompagnati da Sonia Travaini, responsabile di Comohotels per il mercato italiano, insieme ad un gruppo di colleghi del settore abbiamo toccato con mano cosa significa una vera vacanza Luxury dallo stile semplice ed elegante: cibo salutare, wellness di altissimo livello (como shambala) e soprattutto silenzio, mare e natura incontaminata.
E’ questa la caratteristica dei Comohotels e il Parrot Cay ne è l’esempio perfetto.

Parrot Cay è una delle isole private di Turks & Caicos situata nei Caraibi settentrionali, circondata da candide spiagge e da un mare calmo e trasparente. Per intenderci siamo all’altezza della parte meridionale di Cuba e a nord di Santo Domingo.

Più di 1000 acri di terreni incontaminati, paludi naturali ed una lunga spiaggia dalla sabbia finissima. L’isola si gira tranquillamente in bicicletta.

A Parrott Cay ci sono diverse possibilità di sistemazioni e noi abbiamo soggiornato in una spettacolare 2 bedroom beach house con un proprio angolo di paradiso riservato, una grande piscina solo per noi e tanto tanto silenzio. Una vera meraviglia!
Dalla nostra beach house potevamo raggiungere in pochi passi la spiaggia semi deserta con un mare cristallino, fondali bassi e acqua piacevolmente calda. Tutto intorno solo vegetazione rigogliosa, qualche uccellino, silenzio e il mare.

Il risveglio al mattino era dato dal nostro maggiordomo, si il maggiordomo….una simpatica ragazza balinese che ci assisteva e ci ricordava gli appuntamenti della giornata.
Il salone principale della casa si affacciava sulla piscina privata. Ai lati del salone si aprivano le due camere con letto a baldacchino avvolto da tende impalpabili mosse dal vento.

Cibo salutare dicevo: a colazione qualsiasi tipo di semi, semini, noci, nocciole, fichi secchi, frutta fresca e secca, succhi freschi di ogni genere, frullati di frutta fresca; insomma un inno alla cucina salutare, poca carne, molte verdure preparate in modi diversi.

L’isola è la prediletta di alcuni attori e personaggi famosi e durante il soggiorno ho potuto “calpestare” la moquette del soggiorno e delle camere da letto della villa privata di Bruce Willis….

Insomma un paradiso. Un’esperienza che rimarrà per sempre.
Se sei incuriosito chiamaci: +39 3395259031

TourAround in Ungheria con la Società Valsesiana di Cultura

10.05.2016

Piera Mazzone, Direttrice della Biblioteca Civica “Farinone Centa” di Varallo provincia di Vercelli, è un’appassionata ricercatrice specializzata in storia della Valsesia, nonchè vicepresidente della Società Valsesiana di Cultura di Borgosesia Vercelli www.societavalsesiana.com.

Instancabile viaggiatrice e “giornalista di viaggio” per la Società di Cultura, Piera puntuale al rientro da ogni viaggio, riassume l’esperienza del gruppo raccontando il paese, la storia, l’arte, i personaggi e le curiosità dei luoghi visitati.

I suoi resoconti sono un invito concreto alla scoperta degli itinerari percorsi. Ecco il testo integrale del resoconto dell’ultimo viaggio in Ungheria della Società Valsesiana di Cultura dal 2 al 7 maggio 2016 curato, come sempre ormai da anni, da Rossana Faggian di TourAround.
Buona lettura!

” IN UNGHERIA CON LA SOCIETA’ VALSESIANA DI CULTURA
La Società Valsesiana di Cultura nel suo programma di aggiornamento culturale prevede anche l’organizzazione di viaggi a tema. Nell’ottobre 2015 seguendo il Danubio si erano visitate Vienna e Bratislava, dal 2 al 7 maggio un gruppo di soci seguendo questo fiume “bisnominis”, Danubio e Istro, come lo chiamava Ovidio – acqua che trascina la civiltà tedesca verso oriente e la mescola ad altre civiltà, in tante meticce metamorfosi, nelle quali la storia si dipana – è giunto in Ungheria, un paese poco conosciuto, ma del quale sono stati evidenziati i molteplici legami con l’Italia.
Arrivando a Budapest, la capitale, si ha subito coscienza di addentrarsi in un’Europa parzialmente altra, per dirla con Claudio Magris: “Un crogiolo composto di elementi diversi da quelli che impastano l’argilla occidentale”. A guidarci un magiaro, Peter, che ha saputo svelare le molte anime di questo paese che, dopo il crollo dell’Unione Sovietica – orbita in cui fu inserito dopo la seconda guerra mondiale, con solo una brevissima parentesi concretizzata nell’insurrezione del 1956, soffocata nel sangue – vive una difficile crescita economica, ma si distingue per la riapertura culturale che si manifesta nel fervore dei restauri che propongono un’immagine nuova del paese, riscoprendone le radici più profonde. La guida era al contempo erede asburgico e uomo del futuro, perché aveva imparato a vivere senza futuro, nell’interruzione di ogni continuità storica. Nei brevi giorni del nostro soggiorno ha fatto emergere le stratificazioni nate da ondate di invasioni e di stirpi diverse: unni e avari, slavi e magiari, tartari e cumani, turchi e tedeschi, migrazioni che hanno portato culture diverse e insegnato a convivere sullo stesso territorio, mentre alcune scelte del presente governo risultano incomprensibili per la loro chiusura. L’Ungheria, che nella sua storia superò sconfitte pesantissime, ma seppe sempre conservare la propria identità, suggerisce quale forza potrebbe e dovrebbe avere l’Europa, se davvero operasse in modo sinergico e unitario.
A Budapest la musica è dappertutto: il musicista Listz qui viene sempre chiamato Ferenc, Francesco in ungherese, perché è nato in Ungheria ed è giustamente considerato una gloria nazionale. Nella cena musicale al ristorante Callas, nome giocato sull’ambivalenza del fiore simbolo dello stile liberty e della grande soprano, pianoforte, violoncello e due violini hanno offerto un omaggio alla musica italiana e alla tradizione ungherese.
Sul trono di Ungheria ci furono anche sovrani di sangue italiano. La seconda metà del Quattrocento con Mattia Corvino fu il periodo d’oro di questo paese, segnato da intensi rapporti con l’Italia e in particolare con la corte di Federico di Montefeltro: Re Mattia creò una splendida corte e un palazzo al quale concorsero alcuni tra i migliori artisti italiani. La bandiera ci accomuna all’Ungheria: è uguale al nostro tricolore, ma posta in orizzontale, mentre è incomprensibile la lingua, che fa parte della cultura orientale. “I ragazzi della Via Pal” di Ferenc Molnar, fu un romanzo di avvicinamento culturale e politico fra i due paesi avvenuto nel 1922, parallelamente fu fatto conoscere “Cuore” di De Amicis. Negli anni Trenta molti architetti ungheresi si formarono in Italia e portarono nella loro patria idee e stili d’arte.
Budapest è la più bella città del Danubio, profuma di signorilità e imponenza, che si traduce nell’eclettismo storicistico dell’architettura: dal teatro dell’Opera costruito da Miklos Ybl in stile rinascimento, (dove abbiamo avuto la sorpresa di un duetto tra un tenore e una soprano, proprio sullo scalone monumentale), al nuovo Parlamento gotico-barocco di Imre Steidl, che si affaccia sul Danubio di fronte al Palazzo Reale e custodisce un tesoro-simbolo della nazione unghererese che abbiamo potuto ammirare: la corona di Santo Stefano. Ybl ricostruì in stile neorinascimentale la Basilica di Santo Stefano, il più importante edificio cattolico di tutta l’Ungheria, iniziata nel 1851 terminata solo nel 1905. Nel cuore del quartiere artistico si snoda l’Andrassy Ut, patrimonio tutelato dall’Unesco dal 2002, realizzato nel XIX secolo, sul quale si affacciano splendidi palazzi borghesi neorinascimentali.
L’incanto della notte è stato cullato dalla crociera sul Danubio: la collina dove si distende Buda, dichiarata nel 1987 dall’Unesco patrimonio dell’Umanità, mostrava il Bastione dei Pescatori e le cupole illuminate del Palazzo Reale e la guglia della chiesa di Mattia Corvino, dove il re Mattia sposò Beatrice di Aragona nel 1474, e nel 1867 Francesco Giuseppe I e Sissi furono incoronati sovrani di Ungheria, con Liszt all’organo. Questa straordinaria chiesa, ponte tra Oriente e Occidente, fu profondamente restaurata nel XIX secolo in stile neogotico. La barca scivolava silenziosa sotto i famosi i ponti, dei quali il più suggestivo è il Ponte delle Catene con i suoi leoni di pietra e la sua ghirlanda luminosa, che fu anche il primo ad unire Buda con Pest nel 1849.
Al famoso caffè pasticceria Gerbeaud passa un pezzo della storia del paese, così come a Piazza degli Eroi, o Piazza del Millennio, in cui un grandioso e composito monumento commemora il millenario della conquista magiara del bacino dei Carpazi e il 16 giugno 1989, alla presenza di una folla imponente si celebrarono i funerali nazionali di Imre Nagy. Nel vicino Parco Municipale la Ruota del Tempo è la clessidra più grande del mondo, alta otto metri e tagliata in sessanta tonnellate di granito, fu inaugurata il 1 maggio 2004 per celebrare l’ingresso dell’Ungheria nella U.E.
Uno dei monumenti più toccanti della città, realizzato nel 2005 dallo scultore Gyula Pauer, raffigura sessanta paia di vecchie scarpe di metallo buttate alla rinfusa lungo le rive del fiume, per ricordare le migliaia di ebrei ungheresi fucilati e buttati nel fiume dalle milizie del partito fascista ungherese, le Croci frecciate.
Il viaggio è proseguito verso l’ansa del Danubio: Eszergom, prima capitale dell’Ungheria, dove Geza, principe degli ungari giunti dalle steppe russe sotto la guida di Arpad, stabilì la sua residenza e la sua corte nel 973, luogo in cui nacque suo figlio, Stefano il Santo, il primo re d’Ungheria. Ora la città è la sede ufficiale del Cardinale d’Ungheria. Una imponente basilica neoclassica, consacrata nel 1856, inaugurata con una messa composta e suonata da Liszt, custodisce tesori artistici importanti come il calvario di Mattia Corvino, la croce apostolica d’Ungheria. Nella chiesa inferiore riposa il cardinal Mindzenty, che si oppose duramente al regime staliniano, fu imprigionato e torturato e morì in esilio a Vienna.
La vera sorpresa di questa immensa chiesa, che fa capire il livello culturale dell’Ungheria nel Cinquecento, è la cappella Bakocz, una cappella rinascimentale cui lavorarono artisti italiani, che fu smontata in milleseicento pezzi e poi rimontata pezzo a pezzo nella nuova basilica. La successiva tappa è stata Visegrad, toponimo di origine slava che significa città alta, città fortificata, con la visita al palazzo reale trasformato in stile rinascimentale e residenza estiva di Mattia Corvino, restaurato nel 2000. Szentendre, Sant’Andrea, la Montmartre del Danubio, è un borgo pittoresco barocco-rococò, enclave serbo-dalmata di fine Seicento, epoca in cui la cittadina accolse molti profughi dai Balcani che fuggivano dinanzi ai Turchi, oggi località animata dall’insediamento di numerosi artisti e ceramisti che espongono le loro opere nelle gallerie che si affacciano sulle stradine acciottolate del paese. Una vera scoperta è stata la ceramista Margit Kovacs, le cui opere esposte permanentemente nella casa settecentesca, nota come casa del commerciante serbo Vazul, in cui una delle cifre connotative è la sofferenza, muta ed inesplicabile, il dolore di una grande maternità che crea vita, ma anche nuova pena. Il silenzio che aleggia nelle sale e illumina le opere esposte racchiude l’enigma della felicità e della leggerezza, che l’artista trasmette in alcune delle sue opere più significative.
Il viaggio è proseguito nella regione del Balaton, scoprendo località balneari famose. Tihany, situata sull’omonima penisola è un’abbazia fondata nell’XI secolo dai benedettini, che oggi racchiude un museo e la tomba del re fondatore Andrea II. Le caratteristiche case con il tetto di canne con al centro una croce come protezione spirituale contro gli incendi, ospitano molti pescatori: il nostro menu prevedeva proprio il raffinato luccioperca.
Nell’angolo più occidentale del lago: Keszthely, che oggi è un attivissimo centro culturale. I conti Festetics, costruttori dell’omonimo castello settecentesco – famoso per la sua biblioteca di grande prestigio, rimasta miracolosamente intatta nel periodo comunista perché l’accesso fu murato da un ufficiale russo – nel 1779 fecero aprire la prima Università di Agricoltura in Europa e il conte annualmente invitava personalmente i poeti ungheresi per leggere le loro composizioni nei Giorni Heliconiani.
L’ultima tappa del viaggio è stata la “capitale del Sud”: Pecs, fondata dai Celti nella fertile pianura fra il Danubio e la Drava, ai piedi delle colline di Mecsek che la proteggono, celebrata fin dal Medioevo per il suo clima, le sue tradizioni culturali, la sua università fondata nel 1367, prima in Ungheria e quarta nella Mitteleuropa. Oggi Pecs è una città universitaria molto vivace, con un’intensa vita culturale. Nel 2004 e nel 2007 fu classificata terza e poi quarta città più vivibile al mondo, proprio per l’offerta culturale, i parchi e la capacità di convivenza: una città all’insegna della collaborazione e dell’accoglienza tra i popoli. L’imponente moschea costruita dal pascià Gazy Kassim, oggi chiesa cristiana è stata accuratamente restaurata, mantenendo le decorazioni del periodo islamico, facendola diventale la moschea di questa forma più settentrionale d’Europa. Nella cattedrale di San Pietro e Paolo abbiamo potuto ascoltare un concerto d’organo, eseguito su un grandioso Angster, prodotto nell’omonima manifattura di Pecs. Molto interessante è stata la visita alla necropoli paleocristiana del IV secolo di Pecs: nelle camere sepolcrali si possono ammirare gli affreschi meglio conservati di tutta l’Europa centrale. Il sito è patrimonio universale UNESCO.
A Pecs non poteva mancare una visita alla Manifattura di porcellana Zsolnay, sorta nel 1868, dove è conservata la preziosa Collezione Gyugyi, raccolta da un americano di origine ungherese che l’ha donata alla sua città d’origine. La Manifattura di porcellana Zsolnay produce anche magnifici smalti e maioliche che decorano molti edifici ungheresi: la maiolica pirogranitica non si altera in alcun modo all’esterno e crea raffinati effetti cromatici.
Per la serata di arrivederci una raffinata cena e un brindisi presso la Littke Pezsgohaz, produttrice di uno spumante tanto famoso da essere apprezzato dall’imperatore Francesco Giuseppe, che lo incluse tra i vini serviti a corte.
Piera Mazzone”

Vuoi saperne di più su questo itinerario? Leggi qui le tappe del viaggio di Piera Mazzone e della Società Valsesiana di Cultura.
Per informazioni sui viaggi della Società Valsesiana di Cultura chiama il numero 016322380 oppure il 3395259031.

Dal 1990 la Società Valsesiana di Cultura pubblica un periodico annuale, De Valle Sicida, che negli anni ha presentato una consistente ricchezza di studi inediti sulla Valsesia. Alla pubblicazione del periodico annuale partecipa attivamente anche la Dott.ssa Piera Mazzone.

Grecia, luoghi d’incanto: il Mani

18.03.2016

Un incontro per conoscere una Grecia insolita attraverso suggestioni di viaggio, storia e mitologia.

 

Paesaggi selvaggi, a tratti mitigati dalla presenza di singolari cipressi e ulivi, popolati da piccoli borghi di case-torri interamente costruiti in pietra.
Unico territorio greco che non ha subito la dominazione turca, e un popolo di fieri abitanti che si proclamano diretti discendenti degli antichi spartani.
Qualcuno l’ha definito “senza dubbio un viaggio per veri collezionisti di finis-terrae”.
Forse il più celebre scrittore di letteratura di viaggio, Bruce Chatwin, ha scelto questi luoghi per creare una delle sue opere migliori e per riservarsi la vita eterna.

Presenta: Nadia Pasqual, esperta di marketing turistico e comunicazione

Interviene: Stefania Berutti, archeologa, esperta di storia dell’arte greca. Specializzazione alla Scuola Archeologica Italiana di Atene, viaggiatrice appassionata di Grecia.

Presentazione di immagini a cura di Rossana Faggian – TourAround

Seguirà una bicchierata alla fine dell’incontro.

Venerdì 8 aprile 2016 alle ore 18:30
Mogliano Veneto
Filanda Motta
Via Chiesa Campocroce, 4 – Mogliano Veneto (TV)
www.filandamotta.com

Ingresso libero.
Posti limitati, si consiglia di prenotare: tel +39 3395259031 email: info@touraround.it

Al Museo Egizio di Torino, la mostra Il Nilo a Pompei

06.03.2016

In Egitto Cleopatra, ultima regina del periodo tolemaico e dell’età ellenistica, parlava greco, ma si considerava la reincarnazione della dea Iside. Negli ultimi tre secoli prima di Cristo, l’Egitto aveva pervaso l’area mediterranea, dei suoi culti e della sua spiritualità, contaminandosi a sua volta di cultura greco-romana. A questo incontro affascinante e interattivo di civiltà è dedicata la prima grande mostra del Museo Egizio di Torino, «Il Nilo a Pompei», inaugurata due giorni fà il 4 Marzo 2016, a Torino. La mostra è frutto di una collaborazione tra il Museo egizio e le più importanti istituzioni archeologiche italiane, la Soprintendenza Pompei e il Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

«Il Mediterraneo – sottolinea Federico Poole, uno dei curatoti della mostra – è stato un grande centro propulsore della cultura cosmopolita di quel tempo, con una vitalità e una modernità che ci sorprende ancora oggi»
Il dialogo tra le due sponde del Mediterraneo sarà esaltato dalla ricostruzione in 3D delle case pompeiane del Bracciale d’Oro e di Loreio Tiburtino, decorate con statue che rievocano l’Egitto.

La mostra è la prima tappa di un grande progetto espositivo che vedrà l’apertura di mostre ad essa collegate, il 16 aprile a Pompei, il 28 giugno e l’8 ottobre a Napoli.
Leggi l’articolo completo su www.lastampa.it

Unisciti a noi! Dal 15 al 17 aprile 2016 saremo a Torino, per un emozionante week end tra Reggie Sabaude, Antichi Egizi “a Pompei”, degustando i profumati vini piemontesi! Qui il programma www.touraround.it

La masseria fortificata

10.02.2016

Il termine deriva da massa inteso come insieme di fondi o blocco di immobili rurali. Di varie tipologie, le masserie più antiche hanno inglobato al loro interno torri a base quadrata, le quali, situate a poca distanza dalla costa rappresentavano dei veri e propri presidi militari contro l’attacco dei Saraceni. Tale tipologia viene definita masseria fortificata proprio perché caratterizzata, inizialmente, dalla funzione difensiva. Una volta perduto il loro ruolo si sono trasformate in funzione delle diverse attività agricole della zona.

Alcune conservano il loro antico splendore soprattutto nel torrione i cui motivi ornamentali di corona mettono in risalto la struttura.  Le più importanti dispongono di  una cisterna interna per l’approvvigionamento idrico degli abitanti che avevano quindi  possibilità di resistere più a lungo ad eventuali assedi.
Fra le più antiche masserie del territorio di Ugento, se ne trovano alcune costruite intorno al 1200, inizialmente come torri di avvistamento. 

Sparse uniformemente nel territorio Salentino, le masserie fortificate sono delle vere e proprie opere d’arte dal punto di vista architettonico. Il visitatore rimane sbalordito di fronte alla loro bellezza e allo stesso tempo complessità della struttura. Spesso all’interno le stanze sono a volta e a botte e il pavimento in chianche (lastre) di pietra leccese. Alcune dispongono della Pajara, il Trullo Salentino, dove si stagionava il formaggio.

Generalmente all’ingresso si trovava un grande cortile, intorno al quale si sviluppavano diverse strutture come le stalle e i recinti per gli animali.
Simbolo della cultura contadina, nella masseria, fino a non molti anni fa vi vivevano interi nuclei familiari, coltivando i prodotti della terra. Il terreno circostante era adibito ad uliveto, agrumeto e frutteto con una zona dedicata agli orti ed in parte al pascolo degli animali. Tutti indistintamente davano il loro contributo dall’alba al tramonto nei campi, negli ovili e nelle stalle.

Presenti in numero considerevole nel territorio Salentino, oggi le masserie sono in parte abbandonate o riconvertite in splendidi agriturismi, residenze d’epoca e ristoranti, circondate da rigogliosi giardini.
Leggi il programma “Una Masseria nel Salento” su  www.touraround.it

 

Da vedere! Il Bardo ad Aquileia

18.01.2016

La Fondazione Aquileia mette in atto e promuove un progetto di mostre denominate “Archeologia ferita” riguardanti opere d’arte importanti provenienti da musei e siti colpiti da guerre e fanatismo. Con cadenza semestrale le mostre si alterneranno presso il Museo Archeologico Nazionale di Aquileia.
Il progetto “il Bardo ad Aquileia” è attualmente in corso fino al 31 gennaio 2016 ed espone alcuni importanti reperti dal Museo Nazionale del Bardo di Tunisi, in prestito per la mostra, “che vogliono rappresentare i legami e i collegamenti che caratterizzavano il Nord Africa e l’Alto Adriatico in età romana, nell’ambito di una circolazione di culture e religioni che abbracciava l’intero bacino del Mediterraneo.”
Assolutamente da vedere!
Leggi l’articolo su www.nationalgeografich.it
Clicca qui per le date delle visite: www.museoarcheologicoaquileia.beniculturali.it

HOMO NALEDI

13.11.2015

“HOMO NALEDI – La scoperta che rivoluziona la storia dell’uomo.”
Questo articolo del National Geographic mi affascina tremendamente!
Il 13 settembre 2013, in una serie di grotte situate a circa 50 km a nord di Johannesburg in Sudafrica, degli speleologi scoprono casualmente dei reperti fossili che potrebbero stravolgere la storia dell’evoluzione umana. Nel ventre della terra, in una “sala”, chiamata Sala Naledi sono state rinvenute centinaia di ossa che si presume appartenessero ai resti dei defunti di Homo Naledi, una specie di ominide non ancora conosciuta. Si presuppone che i corpi fossero calati dall’alto e la cura dei defunti è un segno tipico degli esseri umani. L’aspetto che più ci incuriosisce però è che dagli studi fatti sulle ossa ritrovate, sembra che Homo Naledi non era umano.
In pratica una creatura con una statura importante come l’Homo Erectus (“Ragazzo del Turkania” 1,6 milioni di anni fa), ma con dimensioni del cranio più minuscole anche se in forma evoluta. Un essere con una capacità di locomozione più ampia degli australopitechi (“Lucy” 3,2 milioni di anni fa), ma che conservava alcuni tratti più primitivi della mano e del piede che gli consentivano di arrampicarsi e spostarsi fra i rami con facilità.

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Leggi l’articolo www.nationalgeographic.it

Presto un viaggio in Sudafrica, segui le nostre news su www.touraround.it 

un museo diffuso regionale lungo il bacino del Piave

28.10.2015

Oggi al Vega Parco Scientifico Tecnologico di Venezia si è parlato di un  interessante progetto di ecomuseo territoriale che si propone di sviluppare itinerari turistico-culturali tematici lungo il bacino del fiume Piave. Il fiume si presenta come unico sistema che, dalle Dolomiti alla laguna di Venezia può diventare un’importante fonte di conoscenza e di ricostruzione storica della memoria collettiva.

Scopri il progetto mu.ri museo diffuso sul sito www.murimuseodiffuso.it
Oggi TourAround ha partecipato al Convegno: i territori dell’acqua e il cibo della conoscenza | il museo diffuso regionale dell’ingegneria: una lettura multidisciplinare del paesaggio. VEGA, padiglione Antares, Marghera

“Autunno a Berlino, dalla musica al rumore”

17.10.2015

Molti di noi possono condividere le considerazioni di questa italiana che risiede a Berlino. Ci accade spesso infatti di associare il ricordo di un luogo visitato o dove abbiamo trascorso qualche anno della nostra vita, ad uno o più brani musicali. E quel brano “diventa parte del paesaggio”.  Di questo parla questo breve articolo tratto da “Il Mitte”, il primo quotidiano online per gli italiani all’estero, inaugurato a Berlino nel 2012, che vuole essere uno strumento online per raccontare la quotidianità della città, dando spazio ad approfondimenti e curiosità, in lingua italiana. L’obiettivo del giornale online è quello di diventare un punto di riferimento per gli italiani che vivono a Berlino e anche per i turisti o per i futuri residenti nella capitale tedesca.
Leggiamo l’articolo su www.ilmitte.com e prepariamoci al nostro viaggio a Berlino dal 5 al 9 dicembre 2015.
Info e programma su www.touraround.it

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Il viaggio di nozze di Veronica e Federico

14.08.2015

Veronica e Federico hanno scelto Cuba per il loro viaggio di nozze, e questo è il momento migliore per visitare l’isola! A Cuba tutto è in fermento!
L’embargo degli Stati Uniti, durato 53 anni si è concluso, si festeggia la riapertura dell’Ambasciata degli Stati Uniti e a metà settembre ci sarà la visita di papa Francesco, terza visita di un pontefice cattolico a Cuba. L’isola è pronta a mostrarsi rinnovata al mondo intero!
Da tempo, questo paese affascina Veronica e Federico, per le bellezze naturali, la storia e la cultura, ma soprattutto per il calore tipico dei popoli caraibici e sudamericani. Cuba offre la possibilità di rilassarsi e al tempo stesso di visitare luoghi interessanti. I nostri ragazzi, in partenza il 31 agosto 2015, hanno scelto di soggiornare all’Habana vieja, il cuore dell’Havana, centro storico ricco di bei palazzi coloniali, ben conservati e restaurati. In pieno rispetto dello stile TourAround, i ragazzi  desiderano entrare in contatto con le persone del luogo per capire fino in fondo la loro cultura.
Dopo la visita dell’Havana l’itinerario prosegue verso la bella cittadina di Cienfuegos situata nella parte a sud dell’isola, affacciata sull’insolito porto naturale chiamato baia di Cienfuegos. La tappa successiva è Trinidad, splendida città coloniale dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, chiamata anche città museo, sviluppatasi nel 19° secolo con il commercio della canna da zucchero e degli schiavi. A Trinidad il primo rumore del mattino è il clic cloc degli zoccoli dei cavalli che percorrono le stradine acciottolate e il richiamo del venditore ambulante di pane. Veronica e Federico hanno scelto di partecipare ad un’emozionante escursione sulle colline a nord di Trinidad all’interno del Parco Naturale di Topes de Collantes a stretto contatto con la natura, faranno un bagno nel fiume Salton e pranzeranno in una fattoria del luogo. La bellezza dell’isola si esprime soprattutto nelle candide spiagge incontaminate bagnate dalle basse acque cristalline, e qui a Cayo Santa Maria Veronica e Federico sosteranno qualche giorno per rilassarsi con bagni di mare e di sole. Tanti Auguri ragazzi!

Dedicato a Paulo

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Vienna e Bratislava, itinerari d’arte

27.07.2015

TourAround organizza un viaggio a Vienna e Bratislava dal 7 all’11 ottobre 2015, all’inizio dell’autunno uno dei periodi più belli dell’anno, quando i colori si accendono e colorano Vienna di sfumature dorate e rosse donando maggiore fascino alla città. Vienna è considerata la capitale mondiale della musica e ha conservato la ricchezza e la bellezza dell’antica capitale dell’Impero Austro-Ungarico. Bratislava, che dista solo sessanta chilometri da Vienna, è una città antica dove la Storia ha lasciato testimonianze importanti come il Castello, la città vecchia e il quartiere ebraico. Un’intera giornata sarà dedicata alle meraviglie della Valle del Danubio, con navigazione sul fiume. Non mancherà una degustazione in una delle cantine della vallata di Krems, piccolo scrigno Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

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San Vito lo Capo, il Cous Cous Fest…e non solo

24.07.2015

San Vito lo Capo stupisce sempre! La posizione invidiabile ai piedi della Riserva dello Zingaro, il mare azzurro chiaro, la sabbia finissima, il cibo e…..una serie di rassegne e incontri che accompagnano gli ospiti per tutta l’estate, dal Festival SiciliAmbiente 2015 che si è appena concluso all’appuntamento ormai atteso da tutti, la rassegna letteraria “Libri, autori e Bouganvillee” che si svolge da metà luglio a fine agosto. La manifestazione, giunta alla sedicesima edizione si svolge nei cortili di Via Venza tra i balconi e le Bouganvillee di San Vito lo Capo, dove in una atmosfera rilassata e cordiale, alcuni tra i più importanti autori del panorama italiano si presentano e presentano i loro libri. Gli ospiti sono intrattenuti dal giornalista e scrittore trapanese Giacomo Pilati, pluripremiato per il suo impegno giornalistico, che da anni segue questo evento. Tra gli scrittori di quest’anno troviamo, Alessandro D’avenia, Giuseppina Torregrossa, Corradino Mineo, Gherardo Colombo.
La manifestazione più attesa però è sicuramente il Cous Cous Fest che trasforma San Vito lo Capo, in un grande laboratorio d’arte culinaria con tema unico la preparazione del cous cous. Chiamato anche “il Festival internazionale dell’integrazione culturale” il Cous Cous fest, riempie le strade di profumi, sapori e colori provenienti da tutto il mondo e si ripete ormai dal 1998. Lo scopo principale è quello di mettere intorno a questo semplice e saporito piatto della cucina mediterranea, grandi appassionati di cucina, lo scambio culturale e l’integrazione tra popoli, tutti sotto un unico aspetto interessante dell’essere umano e del mondo animale, il cibo, come grande socializzatore.
Nell’arco di una settimana oltre a gustare il Cous Cous sarà possibile partecipare a incontri culturali e laboratori di cucina. La sera invece, sul palco di Piazza Santuario grandi eventi musicali del panorama di artisti italiani e internazionali.

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Il clima in Olanda, le nuvole e la luce

17.07.2015

“Qui c’è da dipingere per tutta una vita!”
così scrisse Claude Monet durante il suo soggiorno in Olanda nell’estate del 1871.

L’Olanda, con la sua lunga costa bagnata dal Mare del Nord, presenta un tipico clima temperato atlantico. L’influsso del mare determina inverni non troppo freddi ed estati non troppo calde con una costante umidità nell’aria.
Se visiti l’Olanda d’estate, metti in valigia gli indumenti giusti, in modo da non bagnarti se arriva un acquazzone pomeridiano improvviso.
Forse l’Olanda non è conosciuta per il suo bel clima, ma è famosa per i suoi cieli meravigliosi. In passato gli incantevoli cumuli hanno ispirato molti celebri pittori olandesi tanto che gli appassionati d’arte conoscono questo tipo di nubi con il nome “nuvole di Ruisdael“, dal noto artista del 17° secolo Jacob van Ruisdael.
Le nuvole e i loro nomi
La lingua olandese possiede numerosi nomi per i diversi tipi di nuvole. Generalmente esse prendono nome dagli oggetti a cui assomigliano: nuvole a cavolfiore, nuvole a pecorelle, nuvole a incudine o nuvole accatastate. Ed è semplice capire perché le chiamano in questo modo.
La luce olandese
Cosa rende veramente così speciale la luce in Olanda, da attirare generazioni di artisti? Secondo alcuni l’Olanda possiede talmente tanta acqua da riflettere la luce verso le nuvole. Qualcuno sostiene che la luce è cambiata perché molte aree paludose in Olanda sono state trasformate in polder e i riflessi non sono più gli stessi. Altri affermano che sono i cieli grigi ricchi di acqua a provocare l’affievolimento del forte contrasto. E quando il sole penetra sembra che il paesaggio venga innalzato in quel punto specifico. Qualunque ne sia il motivo, i cieli olandesi regalano una vista spettacolare.   www.holland.com

Catturiamo la luce e le nuvole con “scatti d’autore” ispirati dal paesaggio, in sella alla nostra bicicletta su www.touraround.it

Una raccolta di idee e itinerari

15.07.2015

Dedicato a chi ama muoversi in libertà:
Olanda in barca e bici: ispirati dal paesaggio, di giorno in bicicletta, la sera a bordo della Angela Esmee, da Amsterdam ad Alkmaar, isola di Texel, Volendam e il Waterland popolato da oche selvatiche. Tutti i sabati da Amsterdam.

Croazia Island hopping: in navigazione con piccole imbarcazioni verso Krk, Rab, Zara, isola di Molat, Lussino, Cherso. Partenza il 25 luglio e il 1 agosto 2015. 

Una Grecia poco conosciuta: un tuffo nella storia, il Mani, terra selvaggia e affascinante, lontano da tutto, da vivere in libertà. Volo dall’Italia, auto a noleggio, e pernottamenti in residenze storiche. Raggiungi il Mani anche in traghetto. Avrai la tua auto e la tua bicicletta sempre con te.

Salento tra gli ulivi a due passi dal mare: una masseria agriturismo nel Salento che si dedica con passione alla propria terra, curandola con forza e rimedi naturali. Un paradiso nascosto da scoprire…

Lentamente si naviga tra gli atolli delle Maldive…silenziosi incontrando isole deserte. Con il motor yacht Sachika, un vero incanto del mare. Partenza il primo e il  29 Agosto 2015

Dedicato a chi vuole essere accompagnato:
Sulle tracce armene a Venezia: una giornata a Venezia in compagnia di una guida armeno-veneziana. Andiamo alla scoperta dei tre più importanti luoghi della memoria armena a Venezia, Palazzo Ca’ Zenobio, la Chiesa di Santa Croce degli Armeni, l’isola di San Lazzaro degli Armeni. Quando: 8 agosto, 12 e 26 settembre 2015.

Un viaggio in Armenia per scoprire il popolo dell’Ararat: gli armeni. Una civiltà sviluppatasi a partire dal VII secolo a.c. ai piedi del monte Ararat, che si erge a breve distanza dal confine in territorio Turco. Scopriamo la prima nazione cristiana al mondo, un museo all’aperto con un immenso patrimonio storico, architettonico e letterario. Partenza il 19 settembre 2015, il periodo migliore per visitare l’Armenia, un itinerario per chi ama anche un pò di trekking e una corsa leggera in bicicletta.

Leggi la newsletter: Newsletter TourAround n. 2/2015